Uber investirà oltre 10 miliardi di Dollari nello sviluppo e acquisto di robotaxi. Il piano d’investimento, riportato dal Financial Times e ripreso da Reuters, punta a rafforzare l’offerta di veicoli autonomi sulla piattaforma, e ad evitare che la crescita dei robotaxi porti gli utenti Uber a scegliere servizi gestiti senza intermediari.
Come è strutturato il piano d’investimento di Uber
Secondo quanto trapelato, Uber ha in programma di investire oltre 2,5 miliardi di dollari in partecipazioni e più di 7,5 miliardi di dollari in flotte di robotaxi nei prossimi anni. Gli accordi sarebbero legati al raggiungimento di specifiche tappe operative da parte dei partner.
Nell’ultimo anno, Uber ha moltiplicato le intese con più di una dozzina di aziende attive nei veicoli autonomi e nella mobilità, tra cui il gruppo tecnologico cinese Baidu e il costruttore statunitense di veicoli elettrici Rivian.
Uno dei dossier più rilevanti riguarda Lucid. Il costruttore di auto elettriche ha annunciato che Uber ha ampliato un accordo già esistente fino a un investimento complessivo di 500 milioni di dollari nella società, con una promessa di acquisto di almeno 35.000 veicoli.
Che cosa cambia per Uber
La mossa segna un cambio netto rispetto alla strategia che aveva reso Uber uno dei simboli dell’economia delle piattaforme: pochi asset diretti e rete di autisti esterni. Ora, la società ha invece deciso di investire capitale per garantirsi capacità di offerta anche nel trasporto autonomo.
Non significa, almeno per ora, che Uber voglia trasformarsi in un operatore integrato che possiede da solo l’intera flotta, ma indica una disponibilità crescente a finanziare veicoli, accordi industriali e distribuzione dei servizi.
Non a caso, questa svolta arriva dopo la cessione, nel 2020, della divisione interna di Uber dedicata alla guida autonoma. Da allora Uber ha scelto di rientrare nel settore non con una tecnologia proprietaria sviluppata in casa, ma con una rete di alleanze, ordini di veicoli e partecipazioni mirate.
Dati, IA e servizi collegati
Il piano non riguarda solo le corse. Uber punta anche ai dati generati dai veicoli autonomi per addestrare modelli di IA e sviluppare servizi collegati, tra cui assicurazione, gestione flotte e componenti software per l’operatività. In questo quadro rientra anche il rapporto con Nvidia, che ha investito nella tecnologia per la guida autonoma e ha co-investito con Uber in società come Wayve e Waabi.
Il ruolo che Uber prova a ritagliarsi è quello di piattaforma di distribuzione e coordinamento tra sviluppatori di guida autonoma, costruttori di auto, gestori flotte e utenti finali. La società punta a presentarsi come il canale che aumenta l’utilizzo dei veicoli e accelera la messa su strada dei robotaxi, anche se resta aperto il nodo economico: quanto margine riuscirà a trattenere su ogni corsa autonoma rispetto a operatori che preferiscono andare direttamente al consumatore.
Chi sono i competitor di Uber?
La mossa di Uber si inserisce in un mercato già molto affollato. Alphabet controlla Waymo, Amazon controlla Zoox e Tesla è impegnata a sviluppare un ecosistema proprietario.
In alcuni mercati, Waymo collabora con Uber, ma in altri punta a gestire il servizio in autonomia. Zoox ha già annunciato una partnership con Uber, ma intende mantenere una propria applicazione nei mercati in cui sarà operativa. Tesla, invece, prosegue sul proprio percorso indipendente.
Per questo, l’impegno da oltre 10 miliardi di dollari non va letto come un semplice ampliamento di partnership esistenti. È un tentativo di riposizionare Uber nella filiera dei veicoli autonomi prima che il mercato si consolidi attorno ad altri operatori.