L’hashrate di Bitcoin ha registrato un calo di circa l’11% dai massimi di ottobre 2025, scendendo da 1,13 ZH/s a circa 1,01 ZH/s secondo i dati di Mempool.space. La flessione riflette una fase di compressione della redditività del mining, legata a prezzi di BTC stabili o in lieve calo, costi energetici ancora elevati e difficoltà di rete cresciuta nei trimestri precedenti. Nonostante il ritracciamento, la potenza computazionale resta su livelli storicamente elevati e non segnala alcun rischio sistemico per la rete.
Perché l’hashrate scende: hashprice in calo e margini sotto pressione
Il principale indicatore della redditività del mining, l’hashprice (ricavo per petahash al giorno), è sceso da circa 95 dollari per PH/day a luglio 2025 agli attuali 72 dollari. La combinazione tra prezzo di Bitcoin e difficoltà elevata ha ridotto i margini operativi, spingendo i miner meno efficienti a spegnere temporaneamente parte degli ASIC. Il costo medio di produzione di un BTC, stimato tra 42.000 e 48.000 dollari a seconda dell’efficienza energetica, rappresenta una soglia critica per gli operatori più indebitati.
Il calo dell’hashrate è un rischio per la sicurezza di Bitcoin?
Un arretramento dell’11% non compromette la sicurezza della rete. Per un ipotetico attacco del 51% sarebbe necessaria una potenza computazionale enormemente superiore a quella oggi disponibile sul mercato secondario. Inoltre, il protocollo Bitcoin regola automaticamente la difficoltà di mining ogni 2.016 blocchi per mantenere il tempo medio di validazione intorno ai 10 minuti. Questo meccanismo rende la rete intrinsecamente autoregolante anche in presenza di variazioni cicliche dell’hashrate.
Mining economics e possibile pressione di vendita
Quando i margini si comprimono, alcuni miner possono essere costretti a vendere parte delle riserve per coprire costi operativi e oneri finanziari. Secondo Glassnode, gli indirizzi riconducibili ai miner detengono circa 1,78 milioni di BTC, pari a circa 8,4% dell’offerta circolante. Tuttavia, le metriche attuali non indicano un aumento anomalo dei flussi verso gli exchange. Il rischio di pressione strutturale sul prezzo resta quindi moderato.
Confronto storico: siamo lontani dalle vere capitolazioni
Nel 2022 l’hashrate subì una contrazione superiore al 30% durante il collasso di grandi operatori e il fallimento di diverse società mining. Nel 2018 la redditività crollò di oltre il 60%, provocando una capitolazione diffusa. L’attuale calo dell’11% appare invece come un aggiustamento ciclico piuttosto che un evento di stress sistemico.
Indicatori di stress: Hash Ribbon e Puell Multiple
Gli analisti monitorano indicatori come l’Hash Ribbon, che confronta le medie mobili dell’hashrate per identificare fasi di capitolazione. Attualmente non si osservano segnali tipici di sell-off forzato. Anche il Puell Multiple, che misura i ricavi dei miner rispetto alla media storica, rimane su livelli inferiori rispetto ai picchi di stress registrati nel 2015, 2018 e 2022.
In arrivo un aggiustamento della difficoltà
Il prossimo difficulty adjustment, previsto per il 22 gennaio 2026 alle 20:15 UTC, potrebbe introdurre un lieve aggiustamento al ribasso. Una riduzione della difficoltà migliorerebbe temporaneamente la redditività per unità di hashrate, incentivando il rientro di parte della capacità disattivata. Storicamente, questi rimbalzi tendono a stabilizzare il settore nel breve periodo.
Outlook: fase di transizione, non di crisi
Il settore del mining di Bitcoin sta attraversando una fase di selezione naturale, in cui gli operatori meno efficienti vengono progressivamente esclusi. Finché il prezzo di BTC resta vicino o sopra il costo medio di produzione, la pressione rimane gestibile. L’evoluzione congiunta di prezzo, hashrate e difficoltà nelle prossime settimane sarà decisiva per valutare se il mercato sta entrando in una fase di consolidamento o se emergeranno segnali di stress più profondi.