Vietnam, prime licenze crypto in arrivo mentre il governo vuole vietare il trading su piattaforme estere

Vietnam prime licenze crypto in arrivo mentre il governo vuole vietare il trading su piattaforme estere

Il Vietnam si prepara a lanciare i suoi primi exchange di criptovalute autorizzati, mentre il governo lavora a nuove regole per vietare ai cittadini il trading sulle piattaforme straniere. La doppia mossa punta a riportare sotto controllo interno uno dei mercati crypto più attivi al mondo.

Che cosa sta facendo il governo vietnamita

Hanoi vuole avviare già da questo mese un programma pilota per exchange locali di asset digitali. La misura rientra in un piano più ampio con cui il governo intende rafforzare il controllo sul trading crypto e sui flussi di capitale.

Accanto all’apertura verso operatori nazionali, il Ministero delle Finanze sta preparando norme che vieterebbero ai cittadini vietnamiti di negoziare criptovalute su piattaforme estere. L’obiettivo è chiaro: spostare l’operatività verso infrastrutture domestiche soggette a supervisione locale.

Le società in corsa per le prime licenze

Secondo un documento del Ministero delle Finanze del 12 marzo, visionato da Reuters, cinque società hanno superato una prima fase di qualificazione. Tra queste figurano affiliate di tre banche private vietnamite, Techcombank, VPBank e LPBank, insieme alla società di intermediazione VIX Securities e al conglomerato Sun Group.

Sun Group e VPBank hanno confermato la presentazione della domanda. Le altre società citate non hanno risposto subito alle richieste di commento. Un portavoce del ministero ha confermato che il dossier è in lavorazione, senza indicare i nomi dei candidati.

Perché il Vietnam è un mercato crypto strategico

Il Vietnam è uno dei mercati crypto più attivi a livello globale. Nell’ultimo Global Crypto Adoption Index di Chainalysis si è collocato al quarto posto. La stessa società stima che, nei 12 mesi chiusi a giugno, le transazioni riconducibili a trader vietnamiti abbiano superato i 200 miliardi di dollari.

Questi numeri spiegano perché il governo voglia intervenire adesso. Il peso crescente delle criptovalute e delle stablecoin, insieme alla diffusione regionale di questi strumenti, ha aumentato l’attenzione delle autorità sui rischi di trasferimenti di capitale difficili da monitorare.

Il nodo dei flussi di capitale

Il Vietnam mantiene controlli rigidi sui trasferimenti di capitale oltreconfine. In questo quadro, il ricorso a piattaforme crypto estere viene letto anche come un potenziale canale di uscita dei capitali al di fuori dei perimetri di sorveglianza nazionale.

La stretta sugli exchange stranieri va quindi oltre la sola regolazione del settore. È parte di una politica più ampia che punta a trattenere all’interno del Paese transazioni, commissioni e dati operativi legati agli asset digitali.

Perché i risparmiatori si spostano verso asset alternativi

Il contesto finanziario domestico aiuta a capire la forza del mercato crypto in Vietnam. Il mercato obbligazionario corporate resta piccolo e poco sviluppato. La borsa vietnamita è ancora classificata come mercato di frontiera. Per molti risparmiatori, le alternative principali restano oro e immobiliare.

I prezzi dell’oro in Vietnam trattano con un premio intorno al 10% rispetto ai benchmark globali, mentre il mercato immobiliare ha mostrato più volte dinamiche speculative. In un contesto di opzioni di investimento limitate, una parte del risparmio privato si è diretta anche verso le criptovalute.

Che cosa succede oggi sul mercato

Nel Paese non esiste un divieto esplicito sul possesso di criptovalute, ma gli asset digitali non sono riconosciuti come moneta né come mezzo di pagamento legale. Di fatto, il mercato opera in una zona regolatoria incompleta.

Per questo molti trader vietnamiti usano oggi exchange centralizzati con sede all’estero, tra cui Binance, OKX e Bybit. Il piano del governo mira a cambiare proprio questo assetto, creando piattaforme locali autorizzate e limitando il ricorso agli operatori stranieri.

Che cosa punta a ottenere Hanoi

Secondo Phan Duc Trung, presidente della Vietnam Blockchain and Digital Assets Association, la nascita di exchange locali potrebbe trattenere nel Paese le commissioni di transazione e sostenere lo sviluppo dell’industria vietnamita dei servizi finanziari digitali.

Nella sua lettura, il beneficio non sarebbe solo industriale. Una maggiore localizzazione delle attività potrebbe anche aumentare il gettito per lo Stato e rafforzare l’economia digitale nazionale. Resta però un limite centrale: il quadro legale è ancora incompleto, soprattutto su vigilanza, fiscalità e gestione del rischio.

Che cosa segnala questa scelta

La mano forte del Governo vietnamita rappresenta il tentativo di riportare il settore entro infrastrutture nazionali, soggette a licenza e controllo diretto. Il governo vuole ridurre la dipendenza dagli exchange esteri senza rinunciare al potenziale economico del mercato crypto.

Per le aziende vietnamite in corsa per una licenza, la partita riguarda un settore ancora poco regolato ma già molto sviluppato come volume di trading. Per il governo, invece, la priorità è trasformare un mercato in crescita ma disperso in un comparto sorvegliato, tassabile e integrato nella finanza digitale del Paese.