Bitcoin si avvicina alla chiusura di marzo sotto pressione e rischia di eguagliare una sequenza rara: sei mesi consecutivi in rosso. Al momento della chiusura di questo articolo, BTC oscilla nell’area dei 66.000-66.600 dollari e, secondo i dati citati da Coinglass, avrebbe bisogno di chiudere il mese sopra 67.300 dollari per evitare il sesto ribasso mensile di fila. Non facile, in uno scenario dominato da tensioni in Medio Oriente, petrolio sopra i 100 dollari, liquidità ridotta e un mercato che fatica a trovare direzione.
Marzo può chiudere una serie negativa mai vista prima
Il dato che domina la fine del primo trimestre è la possibile chiusura del sesto mese consecutivo in calo per Bitcoin. Secondo i numeri riportati da Coinglass, Bitcoin avrebbe perso il 4% a ottobre, il 18% a novembre, il 3% a dicembre, il 10% a gennaio, il 15% a febbraio e circa l’1% a marzo. Una sequenza simile si è vista una sola volta, tra agosto 2018 e gennaio 2019.
Quel precedente storico viene spesso citato perché fu seguito da cinque mesi consecutivi di rialzo. Il confronto, però, resta solo un riferimento statistico. Le stesse fonti sottolineano che il contesto attuale presenta pressioni diverse e che il parallelismo non basta, da solo, a costruire una lettura ottimista del mercato, nonostante le varie fasi rialziste che hanno interessato Bitcoin durante questo mese di marzo.
Prezzo bloccato in basso e mercato senza slancio
Nelle ultime ore del mese, Bitcoin è rimasto vicino al lato basso del suo intervallo recente. Secondo gli analisti di Bitunix citati da The Block, il mercato si muove in una fascia ristretta compresa tra 66.100 e 68.500 dollari. In questo assetto, i movimenti di prezzo dipendono più da rapidi spostamenti di liquidità che da una convinzione direzionale solida.
Questo quadro descrive un mercato compresso. I market maker, sempre secondo le fonti riportate, hanno ridotto l’esposizione, gli spread si sono allargati e la profondità del mercato si è assottigliata. Il risultato è un prezzo più sensibile ai dati macroeconomici, ai titoli geopolitici e agli shock di breve periodo.
Geopolitica, petrolio e banche centrali restano il nodo principale
Il principale freno per Bitcoin arriva dal contesto macro. Il conflitto in Medio Oriente, secondo le fonti citate, ha mantenuto il petrolio sopra i 100 dollari al barile per oltre un mese. Questo elemento complica il lavoro delle banche centrali perché alimenta la pressione inflazionistica e rende più difficile valutare tagli dei tassi o un orientamento monetario meno restrittivo.
Nel corso della seduta, il mercato ha anche reagito a nuove tensioni verbali tra Stati Uniti e Iran. Alcuni analisti citati da The Block collegano il rialzo del greggio e il calo degli asset rischiosi a questo deterioramento del quadro politico. Solo in un secondo momento, osservazioni del presidente della Federal Reserve Jerome Powell hanno attenuato parte del timore di ulteriori rialzi dei tassi, ma senza cambiare davvero il tono prudente del mercato.
Gli afflussi negli ETF tornano positivi, ma non cambiano il sentiment
Sul lato dei flussi istituzionali emerge un segnale moderatamente positivo, ma ancora insufficiente per spostare il quadro generale. Secondo i dati SoSoValue citati da The Block, gli ETF spot su bitcoin negli Stati Uniti hanno registrato il 30 marzo afflussi netti per 69,4 milioni di dollari. I prodotti legati a ether hanno segnato 5 milioni di dollari di afflussi.
La domanda, però, resta discontinua. The Block segnala anche una dinamica aziendale non omogenea: Nakamoto Holdings ha comunicato una vendita da 20 milioni di dollari in perdita, mentre Strategy ha interrotto la propria serie di acquisti settimanali. Nello stesso tempo, American Bitcoin, società collegata a Donald Trump secondo l’articolo, ha continuato ad accumulare. Il mercato, quindi, mostra ancora compratori e venditori con approcci molto diversi tra loro.
I supporti di lungo periodo non sono ancora stati violati
Nonostante la debolezza degli ultimi mesi, Bitcoin non ha ancora rotto alcuni livelli che in passato hanno segnato le fasi più dure dei mercati ribassisti. Secondo i dati Glassnode riportati da CoinDesk, BTC resta sopra la media mobile a 200 settimane, indicata a 59.268 dollari, e sopra il prezzo realizzato, indicato a 54.177 dollari.
Questo dettaglio pesa nell’interpretazione del ciclo. Nei precedenti mercati ribassisti, Bitcoin era sceso sotto entrambi questi livelli e vi era rimasto per un periodo prolungato. In questa fase, invece, quella rottura non si è ancora vista. Il mercato manda quindi due segnali diversi nello stesso momento: debolezza di breve periodo e mancata capitolazione piena sul lungo periodo.
Pressione ribassista ancora presente, ma con segnali contrastanti
CoinDesk osserva che il rischio di ulteriori ribassi resta aperto proprio perché il contesto tecnico e macro non offre ancora una base pulita per un’inversione. Allo stesso tempo, lo stesso articolo segnala un elemento di resilienza: Bitcoin avrebbe tenuto leggermente meglio da quando è iniziata la fase più recente del conflitto in Medio Oriente. Questo comportamento non basta a invertire il trend, ma suggerisce che la domanda di fondo non si è dissolta.
A questa lettura si aggiunge un altro fattore citato dalle fonti: la rinnovata attenzione ai rischi collegati al quantum computing. Anche questo tema, pur non essendo il driver dominante del prezzo, contribuisce a un clima di incertezza più ampio e aumenta la cautela tra gli operatori.
Le previsioni citate dalle fonti per aprile e per il secondo trimestre
Le fonti non convergono su uno scenario unico, ma indicano una fase molto dipendente dagli eventi esterni. Lacie Zhang, analista di ricerca di Bitget Wallet citata da The Block, definisce l’impostazione di aprile “cautamente costruttiva” e colloca Bitcoin in una banda potenziale tra 60.000 e 84.000 dollari, in funzione dell’evoluzione geopolitica.
La stessa Zhang descrive poi il secondo trimestre come un passaggio più binario. Secondo la sua lettura, un conflitto prolungato che spinga ancora più in alto il petrolio potrebbe restringere ulteriormente la liquidità e portare Bitcoin verso 55.000 dollari. Al contrario, una rapida de-escalation potrebbe riaprire l’appetito per il rischio e sostenere un ritorno sopra i 90.000 dollari.
Gli analisti di Bitunix, sempre citati da The Block, restano più concentrati sulla struttura immediata del mercato e indicano come decisiva una rottura chiara della resistenza per aprire una gamba rialzista più credibile. CoinDesk, invece, ricorda il precedente del 2019 ma sottolinea che i fondamentali macro e tecnici attuali non consentono di trattare quel parallelismo come una conferma di rimbalzo imminente.
Alla chiusura del trimestre, il quadro che emerge dalle due letture è coerente su un punto centrale: Bitcoin resta incastrato tra supporti di ciclo ancora intatti e pressioni esterne che continuano a limitare il recupero. Il risultato è un mercato fragile, reattivo alle notizie e privo, per ora, di una direzione pienamente consolidata.