Austria, Polonia e Ungheria continuano a regolare il settore del gioco online sulla base di modelli obsoleti che frenano la concorrenza. Il risultato è un quadro normativo con riforme incomplete, enforcement disomogeneo e spazi ancora aperti per il mercato non regolamentato.
I monopoli continuano a rallentare la riforma del gambling in Europa centrale
Nei tre mercati il punto comune resta la centralità del monopolio pubblico o di sistemi costruiti per preservarne i vantaggi. Giuristi e operatori intervenuti all’HIPTHER Prague Summit 2026 hanno evidenziato che Austria, Polonia e Ungheria restano indietro rispetto ad altri Paesi europei sul piano normativo e competitivo.
La questione non riguarda più solo la legittimità formale dei monopoli, ma la capacità di governi e regolatori di aggiornare modelli che continuano a limitare apertura del mercato, efficacia dei controlli e tutela del consumatore.
L’Austria non ha ancora costruito una disciplina credibile sull’online
L’Austria resta l’unico Stato membro dell’Unione europea a non avere introdotto una regolazione organica del gioco online. Il sistema continua a garantire privilegi a Casinos Austria AG e a Win2Day, senza una riforma concreta capace di superare l’impianto esistente.
Nel dibattito emerso al summit è stato anche richiamato il peso del mercato illegale, indicato come un segnale della scarsa efficacia dell’attuale assetto. Il quadro austriaco resta quindi bloccato tra obblighi giuridici, inerzia politica e assenza di una proposta di revisione con tempi definiti.
La Polonia mantiene il monopolio sui casino online e limita l’ingresso di nuovi operatori
In Polonia il monopolio statale continua a dominare il segmento dei casino online attraverso Totalizator Sportowy, mentre le scommesse sportive restano l’unica area parzialmente liberalizzata. Il risultato è un mercato diviso, con una parte regolata che funziona e un comparto offshore che continua a sfuggire al controllo pieno delle autorità.
Tra i fattori che frenano il settore legale vengono indicati tassazione, obblighi di conformità e restrizioni di prodotto. Il sistema ha consentito la sopravvivenza degli operatori già presenti, ma non ha favorito l’arrivo di nuovi soggetti. Secondo i dati citati al summit, dal 2017 le licenze sono scese da 20 a 17 attive e solo quattro operatori hanno riportato utili.
L’Ungheria ha aperto il mercato solo in teoria
L’Ungheria ha modificato il quadro normativo nel 2023 per superare l’esclusiva di Szerencsejáték Zrt, ma l’apertura non ha prodotto nuovi ingressi. Le condizioni previste dalla licenza, i requisiti finanziari elevati e i criteri di eleggibilità hanno lasciato il mercato sostanzialmente senza concorrenti.
Anche l’online casino resta legato alle concessioni terrestri nazionali, mantenendo un ulteriore filtro all’accesso. Parallelamente, il modello ungherese ha rafforzato il ricorso a blocchi su pagamenti, pubblicità e siti, ma senza fornire un quadro chiaro sulla reale dimensione del mercato nero.
Il nodo resta lo stesso: riforme incomplete e concorrenza limitata
Austria, Polonia e Ungheria mostrano tre varianti dello stesso problema. L’Austria non ha ancora riformato l’online, la Polonia mantiene il monopolio nel casino digitale e l’Ungheria conserva barriere che scoraggiano l’ingresso di operatori esteri.
Per il settore il dato rilevante è questo: i modelli centrati sul monopolio continuano a ridurre competitività, trasparenza ed efficacia regolatoria in una parte rilevante dell’Europa centrale.